martedì 18 marzo 2008

QUELLA SPERANZA CHE VIENE DALLE DONNE

CHIARA LUBICH, LIA VARESIO, EMMA MARCEGAGLIA: STORIE ATTUALI

Chiara Lubich, morta all'età di 88 anni. Lei, Lia Varesio ed Emma Marcegaglia danno occasione di ripensare al ruolo della donna in questa società aperta , ma insieme liquida , senza ancoraggi sicuri.
La settimana scorsa le cronache italiane hanno riportato, nel grigio caos della campagna elettorale, le vicende di tre donne. Martedì è morta a Torino, a 62 anni, Lia Varesio. Chi l’ha conosciuta nei quasi trent’anni della sua attività in mezzo agli ultimi, i barboni, i senzatetto, i malati di Aids, i disturbati mentali, gli esclusi, sa che cosa ha significato e continuerà a significare per quella città la fondatrice della "Bartolomeo&C".
Giovedì è stata votata quasi all’unanimità presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, 43 anni, una "donna d’acciaio" come da tempo la definivano i quotidiani economici per le sue qualità di amministratrice delegata dell’impresa siderurgica di famiglia, ma anche di organizzatrice dei giovani industriali in un mondo che cambia anche per loro.
Venerdì è mancata Chiara Lubich: i lettori di Famiglia Cristiana sanno da sempre chi sia stata, per la Chiesa e per la società in tutto il mondo, la fondatrice del Movimento dei Focolari, animatrice del dialogo fra le religioni.
La coincidenza dei tre eventi non è casuale almeno per due motivi. Il primo: Lia e Chiara hanno operato, ed Emma continuerà a operare, in tre ambiti che corrispondono ai tre maggiori problemi dell’umanità contemporanea. La povertà, che ha ricominciato a crescere anche nei Paesi ricchi, dopo i decenni del welfare, almeno in Occidente. Lo smarrimento del senso di Dio e del suo amore per l’uomo, in parallelo con il sorgere, nel seno stesso delle religioni, di un fondamentalismo omicida. La globalizzazione, che provoca autentici terremoti nelle economie finora più salde e delinea un nuovo scenario industriale, mentre nei Paesi ex poveri il lavoro mal pagato e mal tutelato funziona da possente fattore di concorrenza sleale.
Lia, Emma e Chiara danno occasione di ripensare al ruolo della donna in questa società "aperta", ma insieme "liquida", cioè senza ancoraggi sicuri. Il loro comune esempio è la volontà, unita al coraggio e alla fantasia nelle idee e nei comportamenti, sia pure in ambienti così diversi e in apparenza lontani fra loro.
Il secondo motivo che rende non casuale la coincidenza delle loro storie e della loro attualità è questo: la donna è oggi vittima di una violenza che non si sarebbe più potuta immaginare dopo tanti progressi civili e sociali; lo è da noi, nelle nostre strade e nelle nostre case; lo è nei Paesi in cui non ha praticamente nessun diritto, nemmeno quello di andare a scuola; lo è in altri Paesi, dove una politica demografica allucinante ha ordinato per anni l’aborto dei feti destinati a nascere femmina in coppie dove già ne viveva una. Ma anche una violenza più sottile e meno percettibile, che fa del corpo femminile un appeal nell’offerta di qualsiasi oggetto in vendita.
Eppure Lia, Emma e Chiara non sono certamente le uniche a restituire al mondo una speranza. Per fare un esempio di cui ci ricordiamo troppo poco, nella sola Italia "secolarizzata" ci sono 6.758 monache di clausura. Una di loro – una benedettina – ha scritto: «Siamo qui in un monastero per testimoniare che Dio ama l’umanità e vuole amarla anche attraverso di noi. Siamo qui a dire con la vita che il Signore ha fatto bene tutte le cose». Beppe Del Colle (Fonte: famigliacristiana.it)

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